martedì 26 maggio 2009

Perché mi piace fare coaching

Perché è "bio-logico"
Ha la logica della vita, che è fatta di cose che capisci subito e altre che forse non capirai mai, ma ci sono e ci devi fare i conti. Ci puoi fare i conti.
E' la logica per cui 2+2 non fa sempre 4, ma a volte sì.
E' la logica per cui se ti incazzi provi rabbia e se piangi provi tristezza, ma a volte no.
È biologico perché ti dai il tempo per far crescere le cose, non le forzi e non hai bisogno di primizie.
Ma, saggiamente, pianti, innaffi e curi e poi aspetti.
Non sei tu che fai la pianta, non sei tu che crei i frutti, c'è già tutto.
Non utilizzi nulla di estraneo alla vita, all'umanità, ma usi tutto ciò che la vita e l'umanità ti offrono per crescere e far crescere.

Perché è "omeopatico"
Il simile si cura con il simile.....
persona e persona
la tua debolezza e la mia
la tua forza e la mia
Non servono farmaci, sostanze estranee, magie, riti.
Se non il rito dell'incontro, e come tutti i riti è:
sacro: nel rispetto che si ha per l'altro, per sé e per le cose che si stanno facendo
organizzato: non si affida al caso, ma è pensato, strutturato
ha un copione: ci sono i ruoli, gli strumenti, i gesti
tempificato: c'è un giorno, un'ora, un tempo
festivo: ha in sé il seme della festa, è un momento speciale, e come in tutte le feste, un po' ci si diverte

Perché è una danza
e a me piace ballare
e nel ballo siamo in due e a volte in tre e a volte anche di più
c'è un ritmo e ci vuole sintonia, sincronia, passione e senso del tempo
perché un po' mi adatto io, ma un po' anche tu
perché la musica la decidiamo insieme
perché nelle intenzioni si balla fino alla fine della canzone
e la canzone un po' ci deve piacere

e poi perché è come il maiale..... non si butta via niente!
Per me, restia agli sprechi, è una cosa fantastica.
Qualunque cosa accada, si usa.
Non importa se ti pare un successo e ti piace
o se ti pare un fallimento e ti senti una schifezza,
comunque sia è utile.
Non importa se piangi o ridi, ti emozioni o rimani freddo
E dunque..... ecco risolto: non importa cosa accade, l'importante è che accada.
Serve soprattutto dirsi: cosa ce ne facciamo di questo pensiero, sensazione, parola, espressione, sguardo?
Fantastico!


Giovanna Dezza

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