giovedì 15 ottobre 2009

La rosa e l'organizzazione

E' un sabato di settembre e all'Università Roma Tre in Via Ostiense c'è il convegno "Dall'esistenza alla vita", dove ricercatori e professori si incontrano per fare chiarezza sui concetti di vita e vita umana.
Tra gli altri interventi, tutti molto interessanti, quello del prof. Luisi (Universita` Roma Tre, biofisico) che comincia il suo intervento da dove la vita biologica ha la sua espressione più semplice: nei batteri unicellulari.
Lui li chiama "cosini semplici" fino a quando non ci mostra uno spaccato della loro struttura metabolica: un labirinto tridimensionale di notevole complessità. Ci salva tutti svelandoci uno stratagemma che gli scienziati usano in questi casi: la definizione di un modello. Il batterio ora ci appare con una forma ovoidale dove una membrana semipermeabile ne racchiude la sua individualità ma gli permette il rapporto con l'esterno (assorbire nutrienti ed espellere quello che non gli serve più). All'interno di questa forma, migliaia di elementi e milioni di reazioni provocano continue trasformazioni che hanno una caratteristica in comune tra tutti gli esseri viventi: l'identità. Sia che si tratti di una cellula di lievito o di un elefante le continue trasformazioni hanno l'obiettivo specifico di realizzare la propria identità, non altre: la rosa si trasforma per essere rosa.
Chiarito questo punto comincia la ricerca su dove potrebbe essere situata la vita. C'è un punto esatto in cui è rintracciabile? Qualcosa che sia più importante di tutte le altri parti? La lezione segue complessa e leggera fino ad un punto che mi sconcerta un po'... Il prof. Luisi esordisce con: "C'è una domanda che faccio sempre agli studenti: cosa differenzia un cavallo vivo da uno appena morto?". Il silenzio si tende come un filo fino alla risposta: "Il DNA è uguale, anche i lipidi e tutto il resto... la differenza è che non c'è più alcuna relazione tra le parti". Che si tratti di un batterio, di un elefante o di una rosa, biologicamente la vita è nella relazione tra le parti della sua struttura ed il fine è la realizzazione dell’identità.

… la relazione tra le parti della struttura, l’identità… mi ricorda Gregory Bateson e poi penso alle aziende, quelle che noi frequentiamo e studiamo. Le penso così come le cellule del lievito, gli elefanti, i cavalli e le rose: sistemi viventi costituiti da migliaia di elementi in continua relazione e trasformazione.
All’orizzonte intravedo una diversa prospettiva per fare consulenza che sia la risposta all’irriducibile complessità del tempo presente. Andare oltre le distinzioni limitanti che ci hanno accompagnato in questi anni: la formazione manageriale, lo sviluppo, la consulenza di organizzazione, la comunicazione interna… oltre la dicotomia tra soft e hard.
Per aiutare concretamente le organizzazioni ad evolvere nella loro interezza.

Marco Poggi, Paola Cinti

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