Perché è "bio-logico"
Ha la logica della vita, che è fatta di cose che capisci subito e altre che forse non capirai mai, ma ci sono e ci devi fare i conti. Ci puoi fare i conti.
E' la logica per cui 2+2 non fa sempre 4, ma a volte sì.
E' la logica per cui se ti incazzi provi rabbia e se piangi provi tristezza, ma a volte no.
È biologico perché ti dai il tempo per far crescere le cose, non le forzi e non hai bisogno di primizie.
Ma, saggiamente, pianti, innaffi e curi e poi aspetti.
Non sei tu che fai la pianta, non sei tu che crei i frutti, c'è già tutto.
Non utilizzi nulla di estraneo alla vita, all'umanità, ma usi tutto ciò che la vita e l'umanità ti offrono per crescere e far crescere.
Perché è "omeopatico"
Il simile si cura con il simile.....
persona e persona
la tua debolezza e la mia
la tua forza e la mia
Non servono farmaci, sostanze estranee, magie, riti.
Se non il rito dell'incontro, e come tutti i riti è:
sacro: nel rispetto che si ha per l'altro, per sé e per le cose che si stanno facendo
organizzato: non si affida al caso, ma è pensato, strutturato
ha un copione: ci sono i ruoli, gli strumenti, i gesti
tempificato: c'è un giorno, un'ora, un tempo
festivo: ha in sé il seme della festa, è un momento speciale, e come in tutte le feste, un po' ci si diverte
Perché è una danza
e a me piace ballare
e nel ballo siamo in due e a volte in tre e a volte anche di più
c'è un ritmo e ci vuole sintonia, sincronia, passione e senso del tempo
perché un po' mi adatto io, ma un po' anche tu
perché la musica la decidiamo insieme
perché nelle intenzioni si balla fino alla fine della canzone
e la canzone un po' ci deve piacere
e poi perché è come il maiale..... non si butta via niente!
Per me, restia agli sprechi, è una cosa fantastica.
Qualunque cosa accada, si usa.
Non importa se ti pare un successo e ti piace
o se ti pare un fallimento e ti senti una schifezza,
comunque sia è utile.
Non importa se piangi o ridi, ti emozioni o rimani freddo
E dunque..... ecco risolto: non importa cosa accade, l'importante è che accada.
Serve soprattutto dirsi: cosa ce ne facciamo di questo pensiero, sensazione, parola, espressione, sguardo?
Fantastico!
Giovanna Dezza
E’ un’epoca complessa e appassionante in cui ogni cosa sembra possibile. Ciò che solo fino a ieri appariva certo e consolidato oggi entra in “crisi”, si mette in movimento, diventa liquido. I pensieri con cui interpretavamo il mondo sembrano diventati tutto ad un tratto insufficienti: abbiamo tutti un grande bisogno di idee nuove e speranzose. Il nostro blog ha l’ambizione di essere uno spazio in cui si addensano idee nuove e belle sui temi del potenziamento, della formazione, del coaching.
martedì 26 maggio 2009
giovedì 21 maggio 2009
Test e stress come sull'isola del famosi
Un po' "Grande Fratello", un po' "Isola dei Famosi", ma senza telecamere e senza conduttrici con lustrini e generose scollature. Per tre giorni Maso Lagorai, nella Val Melene (Tesino), si è trasformato in una specie di reality. La realtà in questione è fatta da una squadra: un gruppo di dirigenti di una multinazionale, chiamati a superare prove pratiche, ma anche test di logica e di psicologia. E' la nuova tendenza delle grandi aziende: full-immersion nella natura per compattare i manager. Lo scopo è di renderli più uniti, affinché possano essere più efficienti sul lavoro, quindi più produttivi. Clicca qui per leggere l'articolo...
Tratto da L'ADIGE del 21 maggio 2009
Tratto da L'ADIGE del 21 maggio 2009
martedì 19 maggio 2009
La distruzione del talento
Ci sono organizzazioni che si basano sul volontariato e hanno prestazioni eccezionali anche in contesti difficili. Usano le persone per quello che sanno/possono/vogliono dare e in un continuo processo di adattamento reciproco (faticoso, spesso) riescono ad ottenere il massimo da molti. Ci sono anche organizzazioni “for profit” che riescono a tirar fuori il meglio dalle persone pur non facendo sconti o favoritismi particolari. E ci sono Aziende che distruggono il talento dei loro collaboratori senza nemmeno accorgersene e spesso nemmeno volendolo. Anzi dichiarando, credo sinceramente, di voler fare il contrario.
Ricordate la parabola? Il talento è una moneta, non una particolare capacità. Credo che il senso sia che ciascuno debba trovare il “suo” investimento. Ma che investire, o per lo meno cercare di farlo, sia obbligatorio. Siamo noi che distruggiamo e atrofizziamo il nostro talento o sono le Aziende che non sanno/non vogliono utilizzarlo? O un giusto mix di entrambi?
Corrado Bottio
Ricordate la parabola? Il talento è una moneta, non una particolare capacità. Credo che il senso sia che ciascuno debba trovare il “suo” investimento. Ma che investire, o per lo meno cercare di farlo, sia obbligatorio. Siamo noi che distruggiamo e atrofizziamo il nostro talento o sono le Aziende che non sanno/non vogliono utilizzarlo? O un giusto mix di entrambi?
Corrado Bottio
venerdì 15 maggio 2009
Flessibilità, Personalizzata e... sul campo
Da oltre trent'anni Mida, di cui sono managing partner, si occupa di formazione e sviluppo delle imprese. Dal 2001 opera anche nella moda, nel lusso e nel design, settori in continua evoluzione, che stanno investendo massicciamente nella realizzazione di reti di monomarca e che quindi stanno via via potenziando le professionalità dedicate, sia a livello di management sia nell'ambito strettamente commerciale. Negli ultimi tempi, infatti, la totalità delle aziende attive in questi tre segmenti entra in contatto con noi per ampliare le competenze a livello di store manager. Il 20% richiede, in più, interventi sugli area manager e un altro 50% punta alla formazione dei sales assistant. Clicca qui per leggere l'articolo...
Tratto da FASHION del 15 maggio 2009
Tratto da FASHION del 15 maggio 2009
mercoledì 13 maggio 2009
Dialogo di un pomeriggio di mezza estate sul teatro d'azienda, di Daniela Cannavale
"all the world is a stage", W.Shakespeare
Prologo
In un pomeriggio non particolarmente afoso, ma accarezzato da una piacevole brezza di scirocco di mezza estate, due amiche si incontrano per caso. Il luogo di incontro è il lungomare di Marciana Marina, una piccola cittadina elbana dove il tempo scorre con piacevole lentezza. La prima amica è una consulente aziendale (CA), mentre la seconda è una responsabile delle risorse umane (RRU) di una nota multinazionale con sede a Milano. Dopo la prima sorpresa e tutti i convenevoli del caso, le due amiche si siedono su una panchina ombreggiata da una palma e rinfrescata dalla vicina fontanella. Entrambe sono molto appassionate del loro lavoro, probabilmente anche un po’ dipendenti, e non possono fare a meno di parlarne. Continua...
Daniela Cannavale

Dialogo di un pomeriggio di mezza estate sul teatro d'azienda by Daniela Cannavale is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Based on a work at www.mida.biz.
Prologo
In un pomeriggio non particolarmente afoso, ma accarezzato da una piacevole brezza di scirocco di mezza estate, due amiche si incontrano per caso. Il luogo di incontro è il lungomare di Marciana Marina, una piccola cittadina elbana dove il tempo scorre con piacevole lentezza. La prima amica è una consulente aziendale (CA), mentre la seconda è una responsabile delle risorse umane (RRU) di una nota multinazionale con sede a Milano. Dopo la prima sorpresa e tutti i convenevoli del caso, le due amiche si siedono su una panchina ombreggiata da una palma e rinfrescata dalla vicina fontanella. Entrambe sono molto appassionate del loro lavoro, probabilmente anche un po’ dipendenti, e non possono fare a meno di parlarne. Continua...
Daniela Cannavale

Dialogo di un pomeriggio di mezza estate sul teatro d'azienda by Daniela Cannavale is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Based on a work at www.mida.biz.
venerdì 8 maggio 2009
Quanto cambierà l'organizzazione con la crisi
L'esito della crisi oscilla tra il darwinismo aziendale, dove pochi riusciranno a sopravvivere, e imprese che si compatteranno, con ulteriori tagli e blocco del turn over. Ma anche cambiamenti organizzativi impensabili in precedenta. "Infatti, chi riesce a salvare il posto di lavoro si sente un privilegiato ed è anche disposto a maggiori sacrifici", dice Gian Piero Scilio, socio di Mida, una realtà di consulenza anziendale, attiva nel campo della formazione e dello sviluppo che ha realizzato un'indagine qualitativa tra i direttori del personale di 20 aziende in vari settori, dal farmaceutico all'automotive, alla moda, sugli effetti che avrà nel futuro questa turbolenza economica. Clicca qui per leggere l'articolo...
Tratto da IL MONDO dell'8 maggio 2009
Tratto da IL MONDO dell'8 maggio 2009
lunedì 4 maggio 2009
Viva le convention!
Il formatore che se la tira da intellettuale ha tipicamente un atteggiamento un po’ snobistico nei confronti delle convention aziendali.
Lui che esprime il meglio di sé nell’intimità delle aule piccole dove può spargere nell’aria concetti di qualità rara, tende a disapprovare quelle rumorose adunate di massa di venditori e capi area in cui si applaude fragorosamente per i risultati di fatturato, ci si emoziona per il nuovo catalogo prodotti, ci si commuove alla consegna dei premi per il raggiungimento dei target di area.
Quando al formatore che se la tira da intellettuale capita di partecipare ad una convention aziendale, si mette un po’ in disparte, con un aria vagamente imbarazzata, e dall’alto delle sue incrollabile categorie estetiche, pensa con sgomento all’inarrestabile deriva dell’universo verso l’abisso del trash.
Peccato, davvero peccato per lui perché se si guardasse le cose da un altro, più aperto punto di vista scoprirebbe che le convention aziendali, le belle convention aziendali, sono contenitori strabordanti di vitalità e di passioni, sono incubatori di energie, generatori di motivazione e progettualità future. Ma ancora di più, le belle convention aziendali, sono i nuovi riti comunitari della contemporaneità.
Le convention sono il luogo dove il lavoratore della nostra epoca, che vive in pieno la dimensione frammentata dell’individualismo estremo – di cui il venditore, solo sul territorio, costituisce l’archetipo perfetto – incontra gli altri e incontra l’azienda. E in questo incontro, rinforza i suoi legami di appartenenza e amplifica il senso e il significato della sua esperienza lavorativa.
Tutto, nelle convention aziendali, esprime il desiderio delle persone di ritrovarsi, di stare insieme, di appartenere: dalle reazioni emotive durante le presentazioni, all’intensità degli scambi comunicativi nelle pause fino alla pienezza e all’allegria dei momenti ludici.
E, come ogni momento collettivo, tutto viene scandito da specifici rituali, antropologicamente rappresentativi delle caratteristiche profonde di una data realtà organizzativa.
Le serate poi, che dalla cena si protraggono fino alle ore piccole del mattino, sono, di fatto, la versione contemporanea delle feste popolari di qualche decennio fa, quelle dove le persone ballavano, bevevano il vino e si prendevano la loro quota di piacere.
Nell’attuale dimensione comunitaria, il popolo delle convention aziendali, si abbandona alle sessioni di karaoke e alle danze, con appassionata voluttà, soddisfacendo in questo modo, nella cornice ludica offerta dall’organizzazione, quella fondamentale pulsione dionisiaca che altrimenti rimarrebbe dolorosamente trattenuta e compressa.
Le convention aziendali costituiscono uno dei modi con i quali gli esseri umani del nostro tempo, il tempo della soggettività, fanno comunità. E’ una forma provvisoria del fare comunità, impermanente, una forma che, fisicamente, dura lo spazio di una paio di giorni. Alla fine le persone si salutano affettuosamente e partono per fare ritorno alla dimensione individuale della loro esperienza lavorativa. Ma ciascuno ha dentro di sé un po’ più di collettivo e un po’ più di stabilità per surfare allegramente sulle onde dell’incertezza.
Marco Poggi
Lui che esprime il meglio di sé nell’intimità delle aule piccole dove può spargere nell’aria concetti di qualità rara, tende a disapprovare quelle rumorose adunate di massa di venditori e capi area in cui si applaude fragorosamente per i risultati di fatturato, ci si emoziona per il nuovo catalogo prodotti, ci si commuove alla consegna dei premi per il raggiungimento dei target di area.
Quando al formatore che se la tira da intellettuale capita di partecipare ad una convention aziendale, si mette un po’ in disparte, con un aria vagamente imbarazzata, e dall’alto delle sue incrollabile categorie estetiche, pensa con sgomento all’inarrestabile deriva dell’universo verso l’abisso del trash.
Peccato, davvero peccato per lui perché se si guardasse le cose da un altro, più aperto punto di vista scoprirebbe che le convention aziendali, le belle convention aziendali, sono contenitori strabordanti di vitalità e di passioni, sono incubatori di energie, generatori di motivazione e progettualità future. Ma ancora di più, le belle convention aziendali, sono i nuovi riti comunitari della contemporaneità.
Le convention sono il luogo dove il lavoratore della nostra epoca, che vive in pieno la dimensione frammentata dell’individualismo estremo – di cui il venditore, solo sul territorio, costituisce l’archetipo perfetto – incontra gli altri e incontra l’azienda. E in questo incontro, rinforza i suoi legami di appartenenza e amplifica il senso e il significato della sua esperienza lavorativa.
Tutto, nelle convention aziendali, esprime il desiderio delle persone di ritrovarsi, di stare insieme, di appartenere: dalle reazioni emotive durante le presentazioni, all’intensità degli scambi comunicativi nelle pause fino alla pienezza e all’allegria dei momenti ludici.
E, come ogni momento collettivo, tutto viene scandito da specifici rituali, antropologicamente rappresentativi delle caratteristiche profonde di una data realtà organizzativa.
Le serate poi, che dalla cena si protraggono fino alle ore piccole del mattino, sono, di fatto, la versione contemporanea delle feste popolari di qualche decennio fa, quelle dove le persone ballavano, bevevano il vino e si prendevano la loro quota di piacere.
Nell’attuale dimensione comunitaria, il popolo delle convention aziendali, si abbandona alle sessioni di karaoke e alle danze, con appassionata voluttà, soddisfacendo in questo modo, nella cornice ludica offerta dall’organizzazione, quella fondamentale pulsione dionisiaca che altrimenti rimarrebbe dolorosamente trattenuta e compressa.
Le convention aziendali costituiscono uno dei modi con i quali gli esseri umani del nostro tempo, il tempo della soggettività, fanno comunità. E’ una forma provvisoria del fare comunità, impermanente, una forma che, fisicamente, dura lo spazio di una paio di giorni. Alla fine le persone si salutano affettuosamente e partono per fare ritorno alla dimensione individuale della loro esperienza lavorativa. Ma ciascuno ha dentro di sé un po’ più di collettivo e un po’ più di stabilità per surfare allegramente sulle onde dell’incertezza.
Marco Poggi
venerdì 1 maggio 2009
Manager a Milano per "rialzare la testa"
Mida, una delle principali società di consulenza nella formazione e sviluppo focalizzata sul potenziamento delle persone e delle organizzazioni, organizza per martedì mattina 12 maggio a Milano presso la Facoltà Teologica in via dei Chiostri 6, il convegno "InCerte Stabilità. concretezza e fantasia per rialzare la testa". Interverranno e discuteranno con i partecipanti al convegno con i partecipanti al convegno Nando Pagnoncelli, Ceo di Ipsos, e Corrado Bottio, Maurizio Castagna e Gian Piero Scilio di Mida.
Nell'indagine sarà presentata un'indagine qualitativa di Mida sulla crisi. Secondo noi - afferma Gian Piero Scilio di Mida - stanno emergendo due tendenze: innanzitutto, la crisi, reale o temuta, sta compattando alcune organizzazioni e sta rendendo possibili cambiamenti prima inimmaginabili; in secondo luogo, le aziende e gli individui al loro interno stanno oscillando tra un senso di prudenza per il futuro ancora incerto e una rinnovata voglia di fare, di riuscire, di evolvere. Clicca qui per leggere l'articolo...
Tratto da L'IMPRESA di maggio 2009
Nell'indagine sarà presentata un'indagine qualitativa di Mida sulla crisi. Secondo noi - afferma Gian Piero Scilio di Mida - stanno emergendo due tendenze: innanzitutto, la crisi, reale o temuta, sta compattando alcune organizzazioni e sta rendendo possibili cambiamenti prima inimmaginabili; in secondo luogo, le aziende e gli individui al loro interno stanno oscillando tra un senso di prudenza per il futuro ancora incerto e una rinnovata voglia di fare, di riuscire, di evolvere. Clicca qui per leggere l'articolo...
Tratto da L'IMPRESA di maggio 2009
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