giovedì 25 giugno 2009

Di ritorno dall'ASTD, Washington (USA)

video

Incontro a Milano a valle dell'ASTD a Washigton
Milano, 25 giugno 2009

a cura di Silvio Trombetta

Di ritorno dall'ASTD, Washington (USA)



Mida SpA - Milano, 25 giugno 2009
fast meeting a partecipazione gratuita trasmesso in diretta internet
a cura di Silvio Trombetta

Per l'ottavo anno consecutivo Mida ha deciso di andare negli Stati Uniti e precisamente a Washington dove si è tenuta l'annuale “fiera” del Training and Development: la più importante rassegna del settore al mondo, una finestra fondamentale sulle idee e le novità che interessano la nostra professione.
La struttura di questo incontro è molto semplice: vi racconteremo i numeri, i temi e l'atmosfera dell'ASTD, e andremo in profondità su un paio di argomenti: i più importanti e quelli più dibattuti.


La registrazione dell'evento è disponibile anche su Ustream
e i lucidi sono visionabili su SlideShare

Futuro Anteriore

Oggi è il 25 giugno del 2019.
Sto per iniziare a scrivere una relazione su come è cambiato il mercato della consulenza negli ultimi anni.
Mi concentro, fissando lo schermo del pc e immediatamente la mia mente schizza indietro lungo la linea del tempo a dieci anni fa….Correva l’anno 2009, l’anno della grande crisi. Ricordate? Brancolavamo tutti quanti, perplessi e inquieti, dentro una fitta coltre di nebbia…. “Quando finirà la crisi?” si chiedevano con apprensione i più ottimisti; “finirà?” si tormentavano sgomenti i pessimisti….
Come sarebbe poi andata lo avremmo capito soltanto qualche anno dopo, quando la nebbia, all’improvviso, un bel mattino, finalmente si sarebbe dissolta e il quadro confuso che faticavamo a decifrare si sarebbe ricomposto consegnandoci una immagine nitida della realtà che stavamo vivendo: una realtà effettivamente molto diversa da prima.
Oggi pare incredibile pensare, per esempio, al fatto che dieci anni fa quelli che facevano il nostro mestiere ragionavano operando nette distinzioni tra formazione, sviluppo, consulenza e che a queste definizioni astratte corrispondessero poi dei veri e propri silos concettuali e metodologici rigorosamente separati tra loro.
Ancora più incredibile pensare che esistessero ancora – anche se all’interno di una parabola che in quegli anni iniziava la sua vertiginosa discesa – i corsi a catalogo offerti dalle corporate university…Ve li ricordate? Vere e proprie monadi sperdute nel cosmo aziendale completamente avulse dal corpo vivo dei processi organizzativi….
In quegli anni si faceva fatica a riconoscere il valore degli investimenti in formazione, in coaching, in consulenza. Il tarlo che si annidava maligno nei substrati profondi della mente collettiva aveva la forma di una domanda perfida e insinuante “ma servono davvero a qualcosa queste cose?”
Ci sarebbe voluto il cambiamento radicale degli anni successivi per sgombrare il campo da ogni dubbio e da ogni riserva e per rendere del tutto evidente, se non addirittura ovvio, nella testa degli amministratori delegati e dei direttori generali, l’assoluta necessità di lavorare per produrre nelle persone delle loro aziende effetti di potenziamento.
Certo la scena che si sarebbe venuta a generare non avrebbe lasciato molti spazi a quei player del mercato che erano legati ad un’interpretazione tradizionale delle professioni consulenziali.
Eppure i segnali di quella trasformazione che si sarebbe poi pienamente rivelata solo qualche anno dopo erano, ancorché tenui, già presenti dieci anni fa.
Già allora quelli che avevano antenne flessibili coglievano nell’aria l’esigenza diffusa di una consulenza che offrisse soluzioni sistemiche: progetti che producessero significativi effetti di cambiamento, di potenziamento, di apprendimento nelle persone e nei gruppi integrando formazione, sviluppo, empowerment, attività operativa e risultati di business…
Già allora si avvertiva il bisogno di un’azione che non si limitasse ad insegnare competenze definite in modo astratto ma che sviluppasse nuove capacità e che consentisse alle persone di potenziare il proprio sé….Un’azione che aiutasse le persone a performare felicemente e a godere performando…
Inizio a scrivere la mia relazione oggi 25 giugno 2019 confortato dalla consapevolezza che come diceva Rilke “il futuro entra in noi molto prima che accada”. Il futuro è un atto creativo.

Marco Poggi

mercoledì 3 giugno 2009

Io e la crisi

Cario diario, ieri sera sono uscita con i soliti amici e la domanda, come sempre di questi tempi, è stata: “e il lavoro?”.
Lavoro poco, no non è vero, lavoro tanto…. Ma com’è, lavori tanto o poco?
Lavoro poco nel senso del lavoro retribuito; lavoro tanto nel senso del tempo e dell’impegno profusi per inventarsi cose nuove, trovare nuove strade, cercare nuovi clienti.
C’è uno scollamento tra il lavoro e il suo compenso, non fosse per questo, direi che è un periodo proficuo. Mi sento creativa, ho voglia di cose nuove, ho bisogno di cose nuove.
Invento, penso, studio, leggo, progetto….. quindi sto bene, sì… bhe, anzi, no….
Ma che ne so!
Sono alla ricerca di un senso che mi aiuti a capire, vorrei vedere il futuro a patto che fosse roseo, diversamente non ne sono sicura.
La preoccupazione è forte, l’energia anche; conosco le tragedie della vita e questa per adesso non lo è.
Poi però penso che sono una professionista, sono a rischio. Se non potrò più essere una professionista, cosa farò? Chi sarò? Il senso della crisi è una crisi di senso, del senso di sé, del senso del sé.
Poi, per fortuna, non so più se lavoro tanto o poco, se sto bene oppure no e lo commento con gli amici, punto stabile di una vita incasinata. E in questo non sapere scopro di sentirmi viva, nella preoccupazione del futuro e nella certezza dell’oggi.
Qui e ora io sono, ho una famiglia e cari amici, rido, piango e ho idee nuove, energia e voglia di stare nel divenire e non di subirlo.

Giovanna Dezza