Oggi è il 25 giugno del 2019.
Sto per iniziare a scrivere una relazione su come è cambiato il mercato della consulenza negli ultimi anni.
Mi concentro, fissando lo schermo del pc e immediatamente la mia mente schizza indietro lungo la linea del tempo a dieci anni fa….Correva l’anno 2009, l’anno della grande crisi. Ricordate? Brancolavamo tutti quanti, perplessi e inquieti, dentro una fitta coltre di nebbia…. “Quando finirà la crisi?” si chiedevano con apprensione i più ottimisti; “finirà?” si tormentavano sgomenti i pessimisti….
Come sarebbe poi andata lo avremmo capito soltanto qualche anno dopo, quando la nebbia, all’improvviso, un bel mattino, finalmente si sarebbe dissolta e il quadro confuso che faticavamo a decifrare si sarebbe ricomposto consegnandoci una immagine nitida della realtà che stavamo vivendo: una realtà effettivamente molto diversa da prima.
Oggi pare incredibile pensare, per esempio, al fatto che dieci anni fa quelli che facevano il nostro mestiere ragionavano operando nette distinzioni tra formazione, sviluppo, consulenza e che a queste definizioni astratte corrispondessero poi dei veri e propri silos concettuali e metodologici rigorosamente separati tra loro.
Ancora più incredibile pensare che esistessero ancora – anche se all’interno di una parabola che in quegli anni iniziava la sua vertiginosa discesa – i corsi a catalogo offerti dalle corporate university…Ve li ricordate? Vere e proprie monadi sperdute nel cosmo aziendale completamente avulse dal corpo vivo dei processi organizzativi….
In quegli anni si faceva fatica a riconoscere il valore degli investimenti in formazione, in coaching, in consulenza. Il tarlo che si annidava maligno nei substrati profondi della mente collettiva aveva la forma di una domanda perfida e insinuante “ma servono davvero a qualcosa queste cose?”
Ci sarebbe voluto il cambiamento radicale degli anni successivi per sgombrare il campo da ogni dubbio e da ogni riserva e per rendere del tutto evidente, se non addirittura ovvio, nella testa degli amministratori delegati e dei direttori generali, l’assoluta necessità di lavorare per produrre nelle persone delle loro aziende effetti di potenziamento.
Certo la scena che si sarebbe venuta a generare non avrebbe lasciato molti spazi a quei player del mercato che erano legati ad un’interpretazione tradizionale delle professioni consulenziali.
Eppure i segnali di quella trasformazione che si sarebbe poi pienamente rivelata solo qualche anno dopo erano, ancorché tenui, già presenti dieci anni fa.
Già allora quelli che avevano antenne flessibili coglievano nell’aria l’esigenza diffusa di una consulenza che offrisse soluzioni sistemiche: progetti che producessero significativi effetti di cambiamento, di potenziamento, di apprendimento nelle persone e nei gruppi integrando formazione, sviluppo, empowerment, attività operativa e risultati di business…
Già allora si avvertiva il bisogno di un’azione che non si limitasse ad insegnare competenze definite in modo astratto ma che sviluppasse nuove capacità e che consentisse alle persone di potenziare il proprio sé….Un’azione che aiutasse le persone a performare felicemente e a godere performando…
Inizio a scrivere la mia relazione oggi 25 giugno 2019 confortato dalla consapevolezza che come diceva Rilke “il futuro entra in noi molto prima che accada”.
Il futuro è un atto creativo.Marco Poggi