giovedì 29 ottobre 2009

Gli indicatori di prestazione del negozio: videointervista a Emanuele Schmidt

video

Intervista all'autore del libro "Gli indicatori di prestazione del negozio"
Franco Angeli, 2009
Emanuele Schmidt, ottobre 2009


Approfondimenti: scheda del libro, genesi del libro, intervista a Toy Store

mercoledì 21 ottobre 2009

L'eccellenza negli individui, l'eccellenza nelle organizzazioni

Live TV : Ustream

L'eccellenza negli individui, l'eccellenza nelle organizzazioni
Emanuele Schmidt, Jan Ardui
Traduzione dall'inglese a cura di Elena Moruzzi

Mida SpA - Milano, 22 ottobre 2009
In Diretta Internet dalla sede di Mida (15.30-18.00)

La registrazione dell'incontro è anche disponibile su Ustream
(per problemi tecnici sulla connessione la registrazione risulta divisa in due parti)
e i lucidi sono visionabili su SlideShare

Ogni individuo, ogni sistema ha una sua propria eccellenza, che è sempre collegata con il suo “centro” unico e irripetibile. Troviamo eccellenza in tutte quelle situazioni in cui un’elevata prestazione va di pari passo con un semplice, naturale fluire delle cose. Un sistema o un individuo può perdere la connessione con la propria eccellenza: in questi casi la prestazione può rimanere alta, ma viene a mancare la naturalezza dell’azione. Al suo posto, c’è invece lo sforzo, la pressione permanente e un eccessivo consumo di energia.

In questo fast meeting, Jan Ardui ed Emanuele Schmidt proporranno una riflessione dialogata, una sorta di viaggio, che toccherà queste tappe:
1. introduzione generale al tema dell’eccellenza,
2. l’eccellenza negli individui: come modellarla per “usarla” di più e meglio,
3. l’eccellenza nelle organizzazioni: come riconoscerla per creare processi di cambiamento efficaci e fluidi,
4. la relazione tra eccellenza e crisi: come creare la crisi, come prevenire la crisi.

Relatori: Emanuele Schmidt e Jan Ardui

giovedì 15 ottobre 2009

La rosa e l'organizzazione

E' un sabato di settembre e all'Università Roma Tre in Via Ostiense c'è il convegno "Dall'esistenza alla vita", dove ricercatori e professori si incontrano per fare chiarezza sui concetti di vita e vita umana.
Tra gli altri interventi, tutti molto interessanti, quello del prof. Luisi (Universita` Roma Tre, biofisico) che comincia il suo intervento da dove la vita biologica ha la sua espressione più semplice: nei batteri unicellulari.
Lui li chiama "cosini semplici" fino a quando non ci mostra uno spaccato della loro struttura metabolica: un labirinto tridimensionale di notevole complessità. Ci salva tutti svelandoci uno stratagemma che gli scienziati usano in questi casi: la definizione di un modello. Il batterio ora ci appare con una forma ovoidale dove una membrana semipermeabile ne racchiude la sua individualità ma gli permette il rapporto con l'esterno (assorbire nutrienti ed espellere quello che non gli serve più). All'interno di questa forma, migliaia di elementi e milioni di reazioni provocano continue trasformazioni che hanno una caratteristica in comune tra tutti gli esseri viventi: l'identità. Sia che si tratti di una cellula di lievito o di un elefante le continue trasformazioni hanno l'obiettivo specifico di realizzare la propria identità, non altre: la rosa si trasforma per essere rosa.
Chiarito questo punto comincia la ricerca su dove potrebbe essere situata la vita. C'è un punto esatto in cui è rintracciabile? Qualcosa che sia più importante di tutte le altri parti? La lezione segue complessa e leggera fino ad un punto che mi sconcerta un po'... Il prof. Luisi esordisce con: "C'è una domanda che faccio sempre agli studenti: cosa differenzia un cavallo vivo da uno appena morto?". Il silenzio si tende come un filo fino alla risposta: "Il DNA è uguale, anche i lipidi e tutto il resto... la differenza è che non c'è più alcuna relazione tra le parti". Che si tratti di un batterio, di un elefante o di una rosa, biologicamente la vita è nella relazione tra le parti della sua struttura ed il fine è la realizzazione dell’identità.

… la relazione tra le parti della struttura, l’identità… mi ricorda Gregory Bateson e poi penso alle aziende, quelle che noi frequentiamo e studiamo. Le penso così come le cellule del lievito, gli elefanti, i cavalli e le rose: sistemi viventi costituiti da migliaia di elementi in continua relazione e trasformazione.
All’orizzonte intravedo una diversa prospettiva per fare consulenza che sia la risposta all’irriducibile complessità del tempo presente. Andare oltre le distinzioni limitanti che ci hanno accompagnato in questi anni: la formazione manageriale, lo sviluppo, la consulenza di organizzazione, la comunicazione interna… oltre la dicotomia tra soft e hard.
Per aiutare concretamente le organizzazioni ad evolvere nella loro interezza.

Marco Poggi, Paola Cinti

domenica 11 ottobre 2009

Il "Cluetrain Manifesto"

“I mercati sono conversazioni. I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici e le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana.
Sia che fornisca informazioni, opinioni, scenari, argomenti contro o divertenti digressioni, la voce umana è sostanzialmente aperta, naturale, non artificiosa. Le persone si riconoscono l’un l’altra come tali dal suono di questa voce.
Internet permette delle conversazioni tra esseri umani che erano semplicemente impossibili nell’era dei mass media, gli iperlink sovvertono la gerarchia. Sia nei mercati interconnessi che tra i dipendenti delle aziende intraconnessi, le persone si parlano in un nuovo modo. Molto più efficace.
Queste conversazioni in rete stanno facendo nascere nuove forme di organizzazione sociale e un nuovo scambio della conoscenza e il risultato è che i mercati stanno diventando più intelligenti, più informati, più organizzati. Partecipare a un mercato in rete cambia profondamente le persone.
Le persone nei mercati in rete sono riuscite a capire che possono ottenere informazioni e sostegno più tra di loro, che da chi vende. Lo stesso vale per la retorica aziendale circa il valore aggiunto ai loro prodotti di base. Non ci sono segreti. Il mercato online conosce i prodotti meglio delle aziende che li fanno. E se una cosa è buona o cattiva, comunque lo dicono a tutti.”

Potrebbe sembrare l’inizio di un articolo un po’ provocatorio. E invece no. Si tratta esattamente dei primi 12 punti del Cluetrain Manifesto (potete controllare… www.mestierediscrivere.com).
Ma cosa è il Cluetrain Manifesto? E’ un Manifesto redatto in 95 punti e pensato circa 10 anni fa, ma che ancora oggi suona per molti futuristico, e che “avverte” il mondo del marketing, della pubblicità e del management sui cambiamenti prodotti sul mercato dalla comparsa del cosiddetto web 2.0: wikipedia, blog, you tube, facebook, twitter ed in generale tutti i social network.
Il punto sicuramente più interessante è la trasformazione del concetto di “comunicazione” in qualcosa che suona molto più familiare: le conversazioni.
Ma cosa divide “a pelle” una comunicazione da una conversazione? L’immediatezza…
Una comunicazione viene pensata, progettata. Il nostro interlocutore è prima di tutto “virtuale” e solo in un secondo momento diviene “reale”, quasi mai è presente. Una comunicazione ha un fine, un obiettivo da raggiungere.
Una conversazione è continuamente influenzata dalla presenza dell’altro, ci costringe ad una diretta che lascia meno spazio alle “strategie”. Una conversazione ci lascia la libertà delle cose fatte per nulla e lo splendido rischio di apparire umani…
Sono passati 10 anni e Facebook ora ha 300 milioni di iscritti, Obama ha vinto le elezioni utilizzando i social network e con un immagine ed un linguaggio completamente nuovi. Forse non è più così “futuro” e se lo è ancora, ha un sapore dolce…

Paola Cinti

domenica 4 ottobre 2009

Gli indicatori di prestazione del negozio: genesi di un libro...

La prima cosa che voglio raccontarvi è dove ho scritto le prime pagine del libro. Avevo in testa da molto tempo l’idea: come doveva essere impostato, la struttura dei capitoli, il linguaggio da usare, gli esercizi… poi mi sono deciso: ho bloccato due giorni in agenda e sono andato su, nella baita.
Il tempo era brutto, ha piovigginato quasi sempre. Questo era il mio studio:

Vedete spuntare delle corna? Erano le capre che brucavano l’erba di fronte a casa. Alcune si disinteressavano del foglio elettronico su cui impostavo l’esercizio dei negozi gemelli…

… mentre altre sembravano affascinate!

Era autunno. Ho usato l’inverno per completare la prima stesura. Molti colleghi lo hanno riletto, chiosato e commentato. L’ho ampliato e corretto, finché non è arrivato il momento di correggere le bozze, il momento finale, gli ultimi ritocchi prima che il libro debuttasse in società.
E questo era lo studio in cui ho svolto quest’ultima, delicata operazione:

Va bene, passiamo ad argomenti più seri. Il libro, dunque.

L’ho scritto apposta per chi è responsabile di gestire un negozio: grande o piccolo, alimentare o non alimentare, specialista o generalista, di proprietà, organizzato o appartenente a una catena, economico o caro, … per chi prende quotidianamente decisioni piccole o grandi, che generano risultati migliori o peggiori. Ho scelto di rivolgermi genericamente a tutte le persone che gestiscono esercizi commerciali, perché sono convinto che il mestiere del commercio si poggia su una base di competenze comuni, e una di queste è l’interpretazione dei KPI.
Ho dunque cercato di offrire uno strumento operativo, facile da utilizzare. Una guida da tenere sul tavolo, da usare quando hai un dubbio, a portata di mano. Ho inserito anche un esercizio che accompagna l’intero svolgimento del libro, l’esercizio dei negozi gemelli, appunto, che ingaggia il lettore a scoprire che cosa sta succedendo in due diversi negozi, e a prendere decisioni per migliorarne la prestazione.
Perché mi interessano i numeri? Più che il numero in sé, l’operazione che mi appassiona è quella di “connettere”: collegare diversi indicatori tra di loro, confrontarli con altre informazioni per capire meglio che cosa sta effettivamente succedendo. Solo così potrò avere una visione diversa, inedita, non scontata e “automatica” del contesto in cui opero. E quindi potrò prendere decisioni a ragion veduta, talvolta innovative, sempre mirate a un obiettivo.
E infine: perché un libro sul commercio? In primo luogo perché conosco bene la realtà del negozio e perché mi piace. In secondo luogo, perché sono convinto che in negozio la relazione tra comportamenti e risultati, tra psicologia e matematica, è particolarmente evidente e immediata.

Emanuele Schmidt

Approfondimenti: scheda del libro, videointervista all'autore, intervista a Toy Store