venerdì 27 novembre 2009

Gli indicatori di prestazione del negozio: Toy Store intervista Emanuele Schmidt


Incrementare la performance

Cosa può essere migliorato in un punto vendita? Come aumentare il traffico in negozio? Come incrementare il proprio business? Quali decisioni prendere per modificare un'attività commerciale nella direzione auspicata? Per rispondere a queste domande e per individuare nuove strategie da mettere in atto nella gestione di un punto vendita, abbiamo incontrato Emanuele Schmidt, consulente aziendale che, in oltre 20 anni di esperienza, ha maturato una solida e ampia competenza nel retail e che ha recentemente pubblicato il libro "Gli indicatori di prestazione del negozio. I numeri che orientano le decisioni" edito da Franco Angeli.
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Approfondimenti: scheda del libro, genesi del libro, videointervista all'autore

giovedì 19 novembre 2009

Dare to be stupid!

Lavorare in Pixar è un sogno per molti e chi ne fa parte definisce la società una Fairyland: il paese delle favole.
La Pixar è una società nata oltre vent’anni fa come una divisione della LucasFilm di George Lucas. Fu acquisita da Steve Jobs (co-fondatore della Apple) per occuparsi di grafica dal punto di vista software e hardware. Nel gennaio 2006 viene acquistata per 7,4 miliardi di dollari dalla multinazionale The Walt Disney Company e Steve Jobs entra a far parte del consiglio di amministrazione della Disney come il più grande azionista individuale.
Nella sua storia annovera produzioni che l’hanno portata in pochi anni a travolgere tutte le barriere di mercato e tutti i record con film quali: Toy Story, Toy Story 2, A Bug’s Life, Monsters & Co., Alla ricerca di Nemo, Gli incredibili, Cars, Ratatouille, Wall-E e il recente UP.
Ma quali sono le caratteristiche che distinguono questa organizzazione da molte altre e che ne decretano il successo ad ogni uscita? Vediamo cosa emerge dal web:
1.- E' una compagnia film-makers driven, guidata dagli artisti
Nell'eterno conflitto fra i creativi, i talents da una parte e gli uomini di marketing e finanza, gli executives dall’altra, la società ha scelto di essere guidata dai talents.
2.- Una stalla con tanti cavalli di razza
La Pixar si preoccupa principalmente di creare buone storie, realizzando film i più diversi possibile tra loro, a differenza della Disney che ha un suo stile ben preciso. Anche altri studi animati hanno stili definiti, con una sorta di artista al vertice: alla Ghibli regna Miyazaki, alla Aardman c'è Nick Park... La Pixar invece ha diversi registi di spicco, ognuno col suo stile e la sua sensibilità ben riconoscibili.
3.- Si prende l’idea migliore, non importa da chi provenga
La capacità di lavorare in team in una modalità che non blocca la creatività intellettuale, ma aiuta a mettere le proprie idee al servizio di tutti e dell’opera che si deve realizzare. I loro soggetti e poi le sceneggiature sono firmati anche da quattro o cinque persone, e a volte ci sono autori accreditati per «additional story material», arrivando anche fino a quindici e più nomi diversi.
4.- Esperienza in Computer animation gradita ma non necessaria
E’ una delle caratteristiche dichiarate dalla Pixar che il candidato ideale alla posizione di “Aminatore 3d” dovrebbe avere. Illuminante, vero? Ma se non sono le competenze hard ad essere fondamentali, quale “bagaglio” è necessario? Ecco cosa richiedono: dvd o vhs di presentazione che dimostri le capacità del candidato di raccontare una storia attraverso i movimenti, disponibilità al lavoro di gruppo, apertura alla supervisione e disponibilità al cambiamento, comprovata abilità nel raccontare storie, forte conoscenza dei principi di animazione classica, background artistico e senso della fisica del movimento intesa come peso, forma e bilanciamento.
Ed infine…
5.- Dare to be stupid: non aver paura di essere stupido
Non aver paura di riconoscere gli errori e di correggerli, e quanto prima trovi un errore, meglio. Vuol dire che stai migliorando, che stai imparando.

Raccontati così sembrerebbero 5 ingredienti per il successo, ma l’obiezione più immediata sarebbe che pochissimi di noi lavorano in un’azienda che può e deve fare della creatività, al tempo stesso, il mezzo ed il fine ultimo. E alla curiosità di leggere questo breve post, dovrebbe seguire inevitabilmente una presa di distanza per non sentire i morsi della frustrazione.
Torno sul web a cercare di comprendere cosa rende la Pixar un luogo ideale dove lavorare e scopro che le persone sarebbero disponibili a lavorarvi anche come facchini, addetti alle pulizie… addirittura gratis!
A questo punto mi torna in mente una frase: “essere nella storia, senza avere una propria storia”. A pronunciarla è stato un compositore nato in grecia e vissuto per molti anni a Roma: Dimitri Nicolau.
Che siano il coraggio e il desiderio di far parte della storia in modo originale e personale a rendere la Pixar (e non solo) così seducente?

Paola Cinti

giovedì 12 novembre 2009

Project System Learning: è tempo di bilanci...

E' passato oltre un mese dall'incontro sul "Project System Learning", organizzato (da Mida) a Torino il 29 settembre 2009 e, come si dice in alcuni casi, è tempo di bilanci.
Questo fast meeting era un vero test per due ragioni principali:
1) Giocavamo "fuori casa": l'evento era organizzato insieme a AIDP e quindi i partecipanti non erano i clienti e i prospect che in genere vengono alle nostre iniziative promozionali, ma direttori del personale e specialisti delle risorse umane che in molti casi non avevano sentito ancora parlare di Mida; avevamo di fronte un pubblico tutto da conquistare...
2) Presentavamo una "new entry" per Mida e per il mercato: il Project System Learning, una metodologia innovativa di action-learning che integra l'apprendimento individuale e di gruppo con lo sviluppo organizzativo e del business. I tempi erano maturi per renderla visibile e comunicarla al mercato, dopo averla sviluppata e applicata negli ultimi due anni in diversi progetti di consulenza.
A distanza di un mese, qual è il sapore che questa esperienza ha lasciato a me e agli altri consulenti Mida?
Sia a caldo, durante l'evento, che successivamente, nei contatti nati con le aziende, ci siamo resi conto di aver colto nel segno. Sta emergendo un orientamento preciso nel mondo dello sviluppo delle risorse umane oggi in Italia: le aziende stanno spostando sempre maggiori investimenti e risorse dal training (l’apprendimento che avviene in uno spazio-tempo dedicato e differenziato dall’esperienza di lavoro) al learning (l’apprendimento realizzato on the job in cui l’esperienza di lavoro è allo stesso tempo un momento formativo).
C'è veramente bisogno di risposte nuove per una formazione che sappia dialogare di più con gli obiettivi di business, che prenda atto che c'è meno tenpo a disposizione, nella consapevolezza che molte cose (risorse, saperi, esperienze) sono già presenti nel "fare" quotidiano delle aziende e che si tratta "solo" di renderle esplicite, valorizzarle, consolidarle...

Alberto Carpaneto

Per vedere la registrazione dell'incontro, clicca qui.

giovedì 5 novembre 2009

Pensare il futuro, di Roberto Chinello

“Per molti anni mi è capitato di lavorare con aziende sulle loro strategie, su come attuarle e, frequentemente, su come uscire da empasse legate alle difficoltà di implementazione, alle “resistenze al cambiamento”, alla bassa condivisione da parte dell’organizzazione.
Ho ascoltato molte riunioni cominciare con visioni analitiche, interpretazioni brillanti dell’evoluzione del mercato, idee creative, slanci ispirativi da parte della leadership. Spesso, verso la conclusione dell’esposizione, si faceva largo una voce che iniziava con “Sì, però…”.
Era il segnale del “rompete le righe”: si potevano finalmente manifestare osservazioni, obiezioni, preoccupazioni… Le mappe mentali riguardanti il futuro di ciascuno dei partecipanti potevano finalmente collidere, alla ricerca di punti fermi, condivisioni, conflitti e “necessarie chiarezze”… A questa fase spesso subentrava un senso di frustrazione da parte del leader: troppa diversità, troppe “visioni del mondo”…e perché poi?!…” Continua...

Roberto Chinello (per la linea Ideogrammi)

Con la linea IDEOGRAMMI Mida si propone di pubblicare le sue ricerche, intese come risultato di studi, pensieri, interpretazioni che gli autori traggono dalla diretta esperienza sul campo. Ma non solo. I contributi sono anche frutto del desiderio di raccontare l’approccio peculiare di Mida alla professione attraverso i suoi stessi protagonisti.


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Pensare il futuro by Roberto Chinello
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