lunedì 7 giugno 2010

L'analisi delle esigenze, Maurizio Castagna


Titolo
: L'analisi delle esigenze: dal fabbisogno all'intervento formativo. Principi, metodi e strumenti per il formatore

Autore: Maurizio Castagna
Editore: Franco Angeli
Collana: Aif - Associazione italiana formatori - Strumenti
Anno: 2010


Perché un libro dedicato solo all'analisi delle esigenze di formazione (detta anche analisi dei bisogni o dei fabbisogni)?

Perché l'analisi delle esigenze è il primo momento dell'intero processo formativo e ne condiziona la qualità complessiva. Infatti, una valida analisi consente di impostare più solidamente le fasi successive del processo formativo: progettazione, erogazione e valutazione dei risultati. Ha dunque un impatto positivo sull'efficacia e allo stesso tempo sull'efficienza della formazione. Questo testo descrive in dettaglio come affrontare le diverse tappe dell'analisi delle esigenze e come scegliere gli strumenti da utilizzare. È quindi un manuale che vuole aiutare i professionisti a svolgere il proprio lavoro perché fornisce indicazioni precise e concrete, ma è anche un riferimento teorico complessivo perché approfondisce alcuni temi di fondo della formazione. È destinato sia a chi inizia la sua attività di formatore, sia a coloro che già operano da anni nel settore e vogliono verificare e confrontare i propri metodi e le proprie convinzioni.

Maurizio Castagna (Milano, 1947), laureato in Economia e Commercio a Milano e in Psicologia a Padova, si occupa fin dal 1972 di formazione e sviluppo delle risorse umane, prima all'interno di grandi aziende, poi come consulente. Oggi è Presidente di MIDA spa, nota società di consulenza milanese e continua ad occuparsi di formazione manageriale e formazione formatori. Ha pubblicato La lezione nella formazione degli adulti (2007, seconda edizione aggiornata) e Progettare la formazione (1991) sempre per FrancoAngeli.

3 commenti:

  1. Stefano ColombiniOct 3, 2010 03:58 PM

    Per prima cosa vorrei ringraziare l'autore del libro (e il Blog che mi ospita). Il testo è uscito in un momento particolare della mia vita professionale, proprio quando sono tornato "a fare" il formatore e il consulente e cercavo un testo con cui confrontare le mie convinzioni e aggiornare le mie conoscenze.
    Fatta questa doverosa introduzione, vorrei fare, se mi è permesso, una proposta: aprire in questo blog un confronto con l'autore e con altri lettori su questo argomento e pratica, che finalmente ha la giusta considerazione nel processo/progetto di una attività di formazione.
    All'inizio della mia carriera, quando non facevo parte della "progettazione" ,spesso mi sono trovato ad essere buttato "sul palco" di fronte ad un pubblico più o meno interessato e alla richesta di sapere quali sono state le motivazioni e quali le esigenze, mi veniva fornito più che altro un profilo generico degli uditori. Da queste esperienze ho sempre cercato di rifiutare un'aula dove non sapevo come si era arrivati a organizzarla; è chiaro non sempre mi è stato possibile, ma col tempo sono riuscito ad essere anche "progettista" e non solo "docente".
    Forse questo non è un problema di chi "fa formazione" nel senso completo del termine, è forse più di chi "fa il docente" e che a volte (aimè) non si pone il problema. Ed il problema rimane ed è anche presente spesso nei piani aziendali, quando un progetto formativo nasce dalla "sensibilità" più o meno acuta del Responsabile alla Formazione.
    Spero quindi che questo libro, come altri episodi, possa contribuire perchè la formazione diventi realmente un momento di crescita condivisa. Ed è su questo ultimo termine che desidero stimolare, se è di stimolo, il confronto: la CONDIVISIONE (scusate il maiuscolo) è uno degli obiettivi, a mio avviso, che l'analisi delle esigenze deve ottenere. Ho letto poco questa parola nel testo, anche se il senso della condivisione pervade e si legge.

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  2. Buongiorno Stefano, innanzi tutto grazie di aver postato un commento così analitico e circostanziato sul mio libro: ne sono lusingato!
    Per quanto riguarda il contenuto, e in particolare l’aspetto della condivisione come fattore importante di cui tener conto nell’analisi delle esigenze, mi trovo perfettamente d’accordo con te.
    Infatti, qualche anno fa (1994!), scrissi un articolo pubblicato sulla nostra rivista Pagine Mida in cui sottolineavo l’importanza di rispettare “le tre C” come fattori di successo nella realizzazione di piani formativi. Le “tre C” erano Continuità (privilegiare percorsi invece di singoli brevi corsi, in special modo nell’ambito della formazione comportamentale), Consapevolezza (dei partecipanti che devono essere attori reali nelle fasi preliminari in modo che la formazione sia il risultato anche di una loro scelta) e Coinvolgimento dei capi (che hanno l’importante compito di facilitare il trasferimento sul campo di quanto insegnato dalla formazione).
    Sono passati più di 15 anni, ma credo che tuttora questi principi siano validi e che la condivisione sia un elemento basilare su cui costruire una formazione efficace.
    Se ti può interessare, posso farti avere l’articolo (troppo lungo per comparire sul blog).
    Maurizio Castagna

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  3. Stefano ColombiniOct 17, 2010 06:15 AM

    Ringrazio Maurizio della risposta, intanto la lettura prosegue e desidereri continuare con la proposta fatta, in quanto l'argomento merita particolare attenzione. In questo senso mi permetto di aggiungere un'altra riflessione, anche a seguito delle ulteriori stimoli dall'articolo citato da Maurizio, che vorrei precisare NON è assolutamente datato.
    Vorrei proseguire sul tema della condivisione, in quanto, e qui credo che tutti concordiamo, in mancanza di condivisione è impossibile raggiungere anche ben minimo risultato. Sono altresì concorde che la condivisione la si ottiene nella fase di analisi e progettazione dell’intervento formativo, nella fase di erogazione eventualmente si può consolidare e riaffermare. In ogni caso non è semplice nemmeno in fase di progettazione, ma questo è evidente. Sappiamo bene come qualunque intervento “calato dall'alto” e che arriva dall’esterno crea diffidenza e viene visto come un “intralcio” (per non dire una scocciatura o una perdita di tempo) alla attività lavorativa. Spesso poi quando il target della formazione sono i livelli più bassi e operativi, la formazione viene anche vista e vissuta come una sorta di controllo e valutazione, più che una opportunità di crescita e una attenzione dell’azienda nei confronti dei propri dipendenti. Più si sale nella gerarchia aziendale le motivazione che possono determinare “diffidenza” cambiano, ma sempre il rischio di rimanere un “oggetto estraneo” rimane. Quest'ulteriore aspetto sarebbe interessante da approfondire. Ma qui vorrei soffermarmi sulla figura del “capo”, quando non sono destinatari della formazione. Ottenere la condivisione e la collaborazione in questo caso credo che sia delicato e difficile e bisogna dedicare particolare attenzione. Se nel costruire un progetto di formazione il coinvolgimento e quindi la condivisione, che porta alla consapevolezza della esigenza di formazione, siano più ottenibile nei partecipanti, invece spesso, e questo lo devo ad impressioni che ho avuto nelle mie esperienze e che vorrei a condividere, nasce un senso, come dire, di sentirsi "sminuiti" del proprio ruolo e anche a volte "minacciati" (ma forse la parola è grossa) dalla figura del consulente/formatore. Questa sensazione può anche essere generata da un atteggiamento dello stesso formatore che sta svolgendo la analisi delle esigenze e progettando il percorso formativo, che tende, ad avere maggior empatia con i futuri partecipanti che con i loro capi, che poi raramente partecipano nelle "aule". In conclusione di questo intervento credo quindi che la ricerca della "condivisione" (che a questo punto mi permetto di definire come la "sintesi" della teoria delle "tre c"), deve essere perseguita con differenti modalità a seconda del livello gerarchico e del ruolo in azienda del nostro interlocutore. Niente è più pericoloso che generare "tensioni" e mettere a "nudo" situazioni di clima (probabilmente esistenti) prima della attività formativa, in quanto non solo potrebbe azzerare il raggiungimento degli obiettivi, ma fare danno!

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