Sulla parola innovazione tendiamo a proiettare molte istanze: curiosità, speranza ma anche timore e sospetto. Il suo suono ha la magia del canto delle sirene, ma sembra nasconderne anche le insidie... cosa le manca per poter articolare tutte le sue potenzialità?
Intanto proviamo a sottrarla alla "liaison dangereuse" che negli ultimi decenni la lega alla parola "tecnologia", in modo da restituirle quella libertà dell'immaginario che non ama le relazioni troppo oggettuali. Ora che i suoi contorni si fanno più indefiniti possiamo accompagnarla ad altre parole come "cambiamento", "trasformazione", "futuro" anch'esse dall'immagine indefinita, ed è in un panorama come questo che possiamo abitare le prime due istanze: curiosità e speranza.
A questo punto gli ingredienti necessari al pensiero ci sarebbero tutti, ma... l'insufficienza rimane. Denuncia di un'assenza che però è una necessità: il movimento.
Cosa è indispensabile alla parola innovazione perchè dia al nostro "Arco" la direzione, la potenza e la sicurezza di colpire al centro del bersaglio? Ma soprattutto di cosa abbisogna per dare un senso al nostro fare?
Deve fare i conti con l'idea di "progresso".
L'innovazione, sottratta agli obblighi di interrogarsi se è anche progresso umano, ha un movimento circolare che per sua natura non ha direzione e quindi non ha futuro, destinata ad assomigliare ad una stella cometa e come tale ad essere solo "di passaggio" nei nostri cieli.
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